La pericolosità delle colate laviche dell’Etna durante l’eruzione di febbraio 2025
Le eruzioni effusive dell’Etna rappresentano uno degli elementi di maggiore pericolosità per le popolazioni che abitano da millenni questo imponente stratovulcano. Infatti, qualsiasi edificio o manufatto cede inesorabilmente all’avanzata di una colata lavica, venendo sepolto o distrutto
di Annalisa Cappello, Giuseppe Bilotta, Francesco Zuccarello, Gaetana Ganci
tratto da INGVVULCANI
Alcuni ricercatori dell’Osservatorio Etneo dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia si sono specializzati nella modellazione dell’avanzamento di una colata lavica e nella stima della pericolosità, tramite mappe che possono essere “interrogate” ogni volta che si apre una bocca eruttiva. Queste mappe sono fondamentali non solo per monitorare l’attività eruttiva ed effusiva del vulcano, ma anche per esplorare gli scenari futuri e per scopi di protezione civile.
Le eruzioni effusive etnee possono essere definite “sommitali”, se generate attraverso trabocchi dai quattro crateri sommitali aperti sulla cima del vulcano (Cratere di Nord-Est, Bocca Nuova, Voragine e Cratere di Sud-Est) o da fessure aperte sui fianchi dei loro coni piroclastici, oppure “laterali” quando vengono alimentate attraverso fessure aperte a quote minori, lungo i fianchi del vulcano.
Le eruzioni sommitali sono spesso caratterizzate da attività esplosiva di rilevante intensità, come le cosiddette “fontane di lava”. A volte, però, possono generare colate laviche che ricoprono le aree circostanti fino a distanze massime anche di 5-6 chilometri. Queste colate di lava possono rappresentare un pericolo per i turisti e le infrastrutture quali gli impianti di risalita e i rifugi situati sopra i 1.800 m di quota (Rifugio Sapienza e Piano Provenzana). Produrre mappe di pericolosità che mostrano le aree a maggiore probabilità di essere interessate da future colate laviche risulta quindi essenziale per gestire le emergenze vulcaniche, per la pianificazione territoriale e per definire azioni di mitigazione allo scopo di ridurre i possibili danni.
L’8 febbraio 2025 è iniziata una nuova eruzione effusiva sull’Etna, con una colata lavica emessa da una bocca situata lungo una fessura eruttiva a quota 3050 m circa s.l.m., fra i crateri sommitali Bocca Nuova e Sud-Est, accompagnata da attività esplosiva al cratere di Sud-Est, ben visibile a partire dal 12 febbraio. Sin dalle prime fasi dell’eruzione, si è intuito che si trattava di un’eruzione diversa dalle “solite” fontane di lava a cui ci aveva abituato l’Etna negli ultimi anni. La colata lavica infatti ha iniziato a scorrere copiosa, fluendo in direzione sud-ovest e raggiungendo in pochi giorni una lunghezza di oltre 4 chilometri. Lungo il percorso ha intercettato un settore abbondantemente innevato, provocando così occasionali esplosioni innescate dall’interazione del fronte lavico in avanzamento con la neve.
Per valutare la pericolosità di questa colata, è stata analizzata la recente mappa di pericolosità sommitale, realizzata usando un approccio di tipo “probabilistico”: sono state ipotizzate molteplici bocche eruttive da cui sono state avviate diverse simulazioni di colate aventi le caratteristiche tipiche delle eruzioni sommitali, cioè con le stesse durate, tassi eruttivi, volumi di lava, temperature, reologie, etc.
Le ipotetiche bocche eruttive non sono state scelte a caso; infatti, per stimare la probabilità di apertura di nuove bocche in una data area, sono stati analizzati i dati relativi alla posizione di tutte le bocche sommitali che si sono aperte dal 1970 in poi, distinguendo tra eventi di breve (giorni/ore) e di lunga (mesi) durata. Questa distinzione è fondamentale per identificare le eruzioni “attese”, estrapolandole da quelle più simili all’evento in corso e consente la stima del tasso di effusione (la quantità di magma che esce dalla bocca eruttiva nell’unità di tempo), che è uno dei dati di input fondamentali per le simulazioni numeriche.
Le simulazioni delle colate laviche sono state effettuate con un modello agli “automi cellulari” chiamato GPUFLOW, prendendo in considerazione circa 650 diversi punti di emissione della lava e generando circa 2700 ipotetiche colate. Il risultato finale consiste in una mappa che mostra la probabilità di invasione lavica nei prossimi tre anni.
Per affinare ulteriormente le previsioni, sono poi state selezionate le 22 bocche eruttive più vicine a quella attualmente attiva, generando uno scenario specifico per l’attività effusiva in corso (Fig.1).

I dati mostrano che le zone con la più alta probabilità di invasione da colata di lava (oltre il 40%, corrispondente alle aree colorate in rosso-arancio) coincidono con l’area realmente invasa, la cui mappatura è stata resa possibile grazie all’elaborazione delle immagini satellitari SkySat del 17 febbraio (Fig. 2). Il fronte lavico, nella sua massima espansione, ha raggiunto circa 1.800 metri di altitudine. Tra il 19 ed il 20 febbraio l’eruzione è sostanzialmente diminuita di intensità, con la scomparsa dell’attività stromboliana al Cratere di Sud-Est e la diminuzione drastica dell’alimentazione alla bocca effusiva di quota 3050 m sul mare. Questo ha determinato l’arresto dei fronti lavici più avanzati, nonché il progressivo raffreddamento della colata lavica.

E se l’eruzione, invece di diminuire di intensità così repentinamente, fosse continuata con il tasso eruttivo iniziale? Le simulazioni al computer dimostrano che avrebbe avuto una scarsa probabilità (circa il 5%) di raggiungere quote più basse fino a raggiungere la quota minima di 1.600 metri s.l.m. Il raggiungimento di tale quota non avrebbe comunque rappresentato una minaccia per le zone antropizzate, poiché esse distano alcuni chilometri dal punto più basso raggiungibile dalla colata di lava.