SUL TEMPO DI INIZIO ANNO
SUL TEMPO DI INIZIO ANNO
di Andrea Corigliano – Fisico dell’Atmosfera
In questi giorni avrete sicuramente già letto di tutto e di più sulle condizioni atmosferiche che sarebbero “previste” per i giorni intorno all’Epifania. L’evento già dato per scontato sarebbe un’ondata di gelo e tutto ciò che ne consegue in termini di abbassamento delle temperature e di precipitazioni nevose fino a quote basse o in pianura. Dal momento che il calendario ci ricorda che siamo al 29 dicembre e che stiamo parlando di scenari che appartengono al medio e lungo termine perché arrivano a scadenze temporali di 7-10 giorni, mi permetto in punta di piedi di entrare nell’arena circense in cui è scesa ormai l’informazione meteorologica e di dar modo a voi di leggere il mio modesto parere in merito.

Lo scenario di cui si parla è, come detto, quello che cade intorno al 5-7 gennaio. Se adottiamo l’approccio probabilistico alla previsione meteorologica – come è doveroso fare quando ci spingiamo così in là nel tempo – il quadro sinottico medio elaborato dal modello del Centro Europeo mostra tre figure bariche tra l’Oceano Atlantico e l’Europa: una depressione in prossimità dell’isola di Terranova, un’area anticiclonica nei pressi dell’Islanda e una vasta circolazione ciclonica tra la penisola scandinava e il nord della Russia. Dal momento che l’aria, per muoversi, ha bisogno di uno scivolo, in questo caso l’aria fredda presente alle alte latitudini troverebbe il modo di spostarsi verso sud grazie all’azione congiunta tra il campo anticiclonico islandese e quello ciclonico scandinavo, come illustrato dalla frecce bianche. Su quanto a sud potrebbe spostarsi questo flusso dipende da un altro tassello che è rappresentato dalla posizione dell’alta pressione delle Azzorre.
Se l’anticiclone subtropicale non si eleva verso nord in modo convinto, fino a collegarsi con il corrispondente campo presente a più alte latitudini, quello scivolo si interrompe a metà strada e l’aria fredda non ha il mezzo per spostarsi verso le nostre latitudini: ad oggi il contributo dell’Anticiclone delle Azzorre risulta praticamente inesistente nel segnale dominante che tiene conto delle cinquanta previsioni parallele elaborate dalla modellistica numerica e quindi, dal momento che questo particolare del disegno barico è fondamentale per i risvolti del tempo sul Mediterraneo, ritengo che in base alle conoscenze attuali sia un azzardo prevedere come l’Italia potrebbe eventualmente essere coinvolta da questa circolazione a carattere freddo. Siamo di fronte a una situazione che non è ancora definita e che, ricalcolo dopo ricalcolo, uscirà dalle nebbie dell’incertezza per approdare allo scenario più probabile: è su questo scenario che si elaborerà una previsione a tempo debito, cioè quando ci saranno le prime indicazioni attendibili che inviteranno a sciogliere la prognosi. Aspetteremo fino a metà della settimana. A presto!