Ecco la rete EMSO: osservatori nel profondo dei mari per comprendere gli eventi estremi e i cambiamenti climatici
I nostri oceani e mari sono le spie dei cambiamenti climatici in atto. Gli osservatori di EMSO offrono agli scienziati una moltitudine di dati interdisciplinari fondamentali per ampliare le conoscenze di una vastissima parte del pianeta ancora poco conosciuta
di A. Giuntini e L. Beranzoli
ingvambiente.wordpress.com
E’ noto che più del 70% della superficie del nostro pianeta è coperta da oceani e mari ma non tutti sanno che conosciamo molto poco della loro dinamica profonda e delle ricchezze naturali che custodiscono. Ogni anno infatti vengono scoperte un gran numero di nuove specie marine animali e vegetali che vivono negli abissi. Ma oltre ad ospitare una immensa biodiversità, gli oceani intervengono in alcuni processi che determinano quei cambiamenti climatici e ambientali, e quegli eventi eccezionali a cui assistiamo sempre più di frequente.
La complessità dei fenomeni che si manifestano e l’influenza che alcuni di questi fenomeni esercitano gli uni su gli altri hanno progressivamente spinto i ricercatori a superare i tradizionali metodi di indagine specifici dei diversi settori disciplinari per progettare nuovi approcci investigativi multidisciplinari e beneficiare simultaneamente di competenze provenienti da settori disciplinari diversi.
Ma questo non è sufficiente. Infatti, sebbene possa apparire incontrovertibile che la sempre maggiore frequenza di eventi straordinariamente devastanti sia l’indizio chiaro di un’accelerazione del cambiamento climatico, la ricerca ha il compito di fornire informazioni basate su risultati conseguiti con metodi scientifici rigorosi. Per fare questo, la ricerca scientifica ha bisogno di ‘registrare’ l’andamento dei fenomeni naturali su un arco temporale molto lungo (serie temporali di misure), molto più lungo della vita media dell’uomo. In alcuni casi, come per la misura della concentrazione dell’anidride carbonica, sono disponibili, per alcune aree geografiche, dati che coprono un periodo di alcune decine di anni e che, con alcune precauzioni nel processo di elaborazione, possono essere studiate per determinare e prefigurare l’andamento della concentrazione dell’anidride carbonica in atmosfera. Più complesso è misurare nel tempo i fenomeni che avvengono negli abissi per l’evidente difficoltà di posizionare un qualunque strumento di misura e di mantenerlo in funzione per molto tempo.
Allo studio dei cambiamenti climatici e agli eventi estremi di origine marina si rivolge EMSO, acronimo inglese di Osservatorio Marino Multidisciplinare Europeo.
EMSO è un’organizzazione europea, propriamente un consorzio europeo, guidato ad oggi da otto paesi dell’Unione che condividono una comune visione: assicurare alla ricerca scientifica misure affidabili e continue di quelle grandezze fisiche che caratterizzano lo stato di salute dei mari intorno all’Europa, monitorare gli ecosistemi marini e studiare l’innesco e la dinamica degli eventi geofisici pericolosi (geo-hazards) in ambiente marino come terremoti, eruzioni vulcaniche, maremoti. Per raggiungere questo obiettivo viene utilizzata una serie di osservatori sottomarini posizionati sui fondali dei mari europei, in grado di effettuare misure nella zona di passaggio da fondale marino a strato d’acqua che lo ricopre, e misure a diverse quote tra il fondo mare e la sua superficie (misure in colonna d’acqua).
Questa rete di osservatori costituisce un’infrastruttura di ricerca a scala europea. E’ questo un sistema integrato di apparati di osservazione e di dispositivi ausiliari di varie tipologie che, sotto il coordinamento scientifico e tecnologico di una unica organizzazione, mette a disposizione i dati registrati alla comunità scientifica mondiale costituendo così, nel tempo, un’organizzazione scientifica di riferimento per il monitoraggio degli oceani. Per conseguire questi obiettivi sono stati installati, ad oggi, otto osservatori sottomarini (cerchietti verdi nella figura seguente) in siti di speciale interesse scientifico.
