Il video dei giganteschi geoglifi scoperti nel deserto del Perù

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Il video dei giganteschi geoglifi scoperti nel deserto del Perù

Grazie alle immagini realizzate dai droni, gli archeologi sono riusciti a individuare nuovi straordinari disegni realizzati diversi secoli prima rispetto alle famose linee di Nazca
di Michael Greshko
www.nationalgeographic.it

Incise nel deserto del Perù meridionale più di mille anni fa, le enigmatiche linee di Nazca continuano a catturare l’immaginario. Oltre un migliaio di questi geoglifi si estendono attraverso il terreno sabbioso della provincia di Nazca. Si tratta di ciò che rimane di pratiche rituali di cui sappiamo poco, legate forse all’invocazione della pioggia portatrice di vita.

Archeologi peruviani armati di droni hanno scoperto ora oltre 450 nuovi esempi di questi misteriosi monumenti del deserto nell’adiacente provincia di Palpa, tracciati sulla superficie del terreno in righe così fini da non poter essere viste dall’occhio umano. Inoltre gli archeologi hanno esaminato per la prima volta con dei droni i geoglifi già conosciuti della zona, mappandoli con una precisione mai raggiunta prima.

Alcune delle nuove linee scoperte appartengono alla cultura Nazca che ha dominato la zona dal 200 al 700 d. C. Gli archeologi sospettano però che molte altre siano state invece tracciate dalle precedenti civiltà Paracas e Topará  tra il 500 a. C. e il 200 d. C.

A differenza delle iconiche linee di Nazca, la maggior parte delle quali è visibile solo dall’alto, i geoglifi più antichi dei Paracas sono stati realizzati sui fianchi delle colline, rendendoli visibili dai villaggi sottostanti. Le due diverse culture prediligevano anche soggetti artistici diversi: mentre i Nazca tracciavano prevalentemente linee o poligoni, i nuovi geoglifi scoperti ritraggono figure umane.

“La maggior parte delle figure sono guerrieri”, spiega l’archeologo peruviano Luis Jaime Castillo Butters, che ha preso parte al nuovo ritrovamento. “Queste potevano essere scorte da una certa distanza, in modo che le persone le potessero vedere, ma nel corso del tempo si sono completamente cancellate”.

I nuovi geoglifi aggiungono informazioni cruciali sulla civiltà Paracas così come su quella misteriosa dei Topará che segnarono la transizione tra i Paracas e i Nazca.

“Significa che si tratta di una tradizione vecchia di oltre mille anni che precede i famosi geoglifi della civiltà Nazca, il che apre la porta a nuove ipotesi sulla sua funzione e significato”, spiega l’archeologo del ministero peruviano della Cultura Johny Isla, responsabile della conservazione e del restauro dei disegni dei Nazca.

Paradossalmente la nuova scoperta è stata resa possibile proprio dai pericoli che minacciano i famosi geoglifi di Nazca.

Nel dicembre del 2014 Greenpeace organizzò una manifestazione di protesta nei pressi delle linee di Nazca che raffigurano il celebre colibrì, danneggiando l’area. Sulla scia della conseguente indignazione il Perù ha ricevuto un fondo dal governo statunitense per ingaggiare Isla e sostenere la sua squadra di restauratori.

Il lavoro di Isla è di una difficoltà straordinaria ed è reso ancora più complicato dalla mancanza di mappe accurate. Dei circa 100 mila siti archeologici del Perù il collega di Isla, Castillo, sostiene che appena 5 mila sono stato documentati in maniera accurata sul posto e anche meno sono quelli mappati dall’alto.

Castillo, professore presso l’Università Cattolica Pontificia del Perù ed ex vice ministro per l’eredità culturale, ha promosso a lungo il ricorso ai droni per mappare e catalogare dal cielo i siti archeologici. Ora Isla e Castillo hanno molte più informazioni su cui lavorare grazie a Sarah Parcak, National Geographic Explorer e “archeologa spaziale”.

Dopo aver vinto il TED Prize nel 2016, Parcak ha fondato l’iniziativa GlobalXplorer che addestra “citizen scientist” ad analizzare le immagini satellitari dei siti archeologici in cerca di segni di danneggiamenti o saccheggi. Il primo progetto della piattaforma si è occupato proprio del Perù.

“Quando abbiamo pensato in quale nazione andare … doveva essere una nazione che tutti sanno essere importante, con un ministro della Cultura aperto alle nuove tecnologie e dove la maggior parte dei siti fosse in spazi aperti e facili da individuare”, spiega Parcak, archeologa presso la University of Alabama at Birmingham. “Il Perù era decisamente il posto giusto”.

Una volta che i volontari di GlobalXplorer hanno segnato i possibili luoghi a rischio di saccheggo tra i dati satellitari, Parcak ha girato le informazioni agli archeologi peruviani. Con il sostegno della Sustainable Preservation Initiative, Castillo e tre suoi studenti si sono imbarcati in una spedizione sul posto finanziata dalla National Geographic Society.

Quando la squadra di Castillo ha visitato le province di Nazca e Palpa, nel dicembre del 2017, non ha scoperto tracce di recenti danneggiamenti nei posti segnalati  attraverso GlobalXplorer. Ma quando i ricercatori hanno fotografato i siti dall’alto con i droni hanno scoperto qualcosa di nuovo e inaspettato. Le immagini ad alta risoluzione mostravano tracce di antichi geoglifi incisi sulla crosta del deserto.


Gli antichi peruviani hanno creato i geoglifi come le linee di Nazca spostando le pietre per definire i bordi delle linee, raschiando quindi lo strato superiore di terra tra i bordi per rivelare il terreno più chiaro al di sotto. Illustrazione di Fernando G. Baptista / Ngm Staff – Fonte: Markus Reindel, Istituto Archeologico Tedesco

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