Trovati in India strumenti in pietra che fanno pensare ad una cultura “già moderna” 385.000 anni fa

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Trovati in India strumenti in pietra che fanno pensare ad una cultura “già moderna” 385.000 anni fa

In India sono venuti alla luce strumenti litici risalenti a 385.000 anni fa e prodotti con una tecnica di lavorazione della pietra finora associata solo ai Neanderthal e agli uomini moderni, ma non agli ominidi arcaici che popolavano la regione a quel tempo. La scoperta di elementi culturali già così evoluti potrebbe portare a una revisione della cronologia delle migrazioni dell’uomo moderno al di fuori dell’Africa
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Nuovi ritrovamenti nel sito paleolitico di Attirampakkam – non lontano da Chennai (già Madras) nello stato indiano del Tamil Nadu – suggeriscono che in India si sia sviluppata una cultura paleolitica evoluta ben 385.000 anni fa, molto prima di quanto finora ritenuto. Tuttavia, non ci sono reperti umani in prossimità dei manufatti scoperti, e quindi non è ancora chiaro se quella cultura sia stata sviluppata da popolazioni di ominidi arcaici giunti nel sub-continente oltre un milione e mezzo di anni fa oppure sia stata acquisita da gruppi di umani moderni arrivati anch’essi in quella regione.

In quest’ultimo caso, la cronologia delle migrazioni umane moderne al di fuori dell’Africa andrebbe radicalmente rivista. Secondo il classico modello dell’out of Africa, infatti, le prime migrazioni dell’uomo moderno al di fuori del continente sarebbero avvenute 90.000-120.000 anni fa, anche se di recente alcune ricerche hanno suggerito che vadano retrodatate almeno a quasi 200.000 anni fa.

Indizi in India di una cultura "moderna" di 385.000 anni fa
Alcuni degli strumenti litici scoperti ad Attirampakkam.

Il nuovo studio, condotto da archeologi del Sharma Centre for Heritage Education a Mylapore insieme a ricercatori dell’Università del Gujarat ad Ahmedabad, è pubblicato su “Nature”.

L’India è ricca di siti archeologici paleolitici, ma in tutti questi siti sono stati trovati solo manufatti litici e nessun reperto fossile di ossa umane, a eccezione del cosiddetto cranio di Narmada risalente ad almeno 235.000 anni fa. Vari di questi reperti sono databili al Paleolitico inferiore, fra cui alcuni strumenti litici venuti alla luce proprio ad Attirampakkam risalenti a un milione di anni fa circa.

Si tratta di amigdale scheggiate simmetricamente a mandorla e punte e raschiatoi ottenuti con la tecnica tipica della cosiddetta cultura acheulana, che furono prodotte da ominidi probabilmente della specie

Homo erectus, che iniziò a uscire dall’Africa in epoche molto remote, si stima già a partire da 1,7 milioni di anni fa.

I manufatti in pietra provenienti da Attirampakkam studiati da Shanti Pappu e colleghi – circa 7000 – mostrano però di essere stati ottenuti con una tecnica più sofisticata, detta levalloisiana, che prevedeva più fasi di lavorazione della pietra da cui si dovevano ricavare gli strumenti.

La comparsa di questa tecnica finora era stata associata a insediamenti europei neanderthaliani e africani di umani moderni risalenti approssimativamente allo stesso periodo dei manufatti di Attirampakkam

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