Scoperti (forse) in un pettine i segreti dell’alfabeto vichingo (VIDEO)

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Scoperti (forse) in un pettine i segreti dell’alfabeto vichingo (VIDEO)

L’oggetto ritrovato in Danimarca contiene l’incisione della parola “pettine” e secondo gli archeologi potrebbe essere la chiave per capire come e perché furono introdotti i caratteri runici
di Sarah Gibbens
www.nationalgeographic.it

Probabilmente nessuno è mai stato così eccitato alla vista di un antico pettine vichingo come lo è stato l’archeologo danese Søren Sindbæk.

Lui e il suo gruppo di lavoro dell’università di Aarhus ne hanno riportato uno alla luce recentemente nel sito di una storica città vichinga chiamata Ribe, in Danimarca. Ancor più eccitante è il fatto, spiega, che su un lato del pettine è incisa la parola “pettine” e sull’altro il verbo per “pettinare”.

Per chiunque non sia un archeologo professionista o un’entusiasta della storia vichinga la scoperta può apparire banale, ma in realtà potrebbe servire agli storici per capire l’evoluzione dell’alfabeto vichingo e conseguentemente come questo popolo sia riuscito a dominare un’epoca del passato.

Per comprendere l’importanza del pettine è necessario riandare indietro all’VIII secolo, un momento critico della loro storia. Era infatti l’alba dell’epoca vichinga, iniziata poco prima del VIII secolo dopo Cristo, e la lingua parlata nella regione si era evoluta nel corso di millenni.

Poi all’improvviso l’alfabeto è cambiato. Le rune, o lettere, usate dai loro predecessori sono diventate più uniformi e si sono modernizate per adeguarsi all’evoluzione della comunicazione. Alte e verticali, le linee erano facili da incidere sulla pietra o sul legno, dice Sindbæk.

“Non sappiamo quando accadde e perché”, dice riferendosi al nuovo alfabeto in uso. “Non sembra essere stato un cambiamento graduale”. A significare che il nuovo alfabeto è stato verosimilmente creato da una persona o da un’istituzione e poi diffuso. Ma quando, perché e da chi? Gli archeologi non hanno certezze. Una volta che il nuovo sistema basato sulle rune è stato adottato, le regioni europee poste sotto il controllo vichingo erano in grado di usare un metodo di comunicazione scritta uniforme. I commerci venivano quindi facilitati.

Il fatto che il pettine contesse l’iscrizione del nome dell’oggetto indica un’adozione precedente dell’alfabeto, osserva Sindbæk. “C’è una specie di ridondanza”, spiega, “nell’aggiungere una cosa ovvia”.

Anche Henrik Williams dell’università di Uppsala, in Svezia, ha studiato in maniera approfondita l’alfabeto runico. Le sue possibili spiegazioni sul perché il pettine potesse contenere l’incisione del suo nome è diversa da quella di Sindbæk’s. La prima è che potrebbe essere servita ad aiutare persone con disturbi cognitivi, come la demenza, o bambini in fase di apprendimento della lingua.

“Non esistevano scuole e pertanto per insegnare ai bambini come leggere e scrivere con le rune potrebbero essere stati impiegati oggetti di uso quotidiano con il loro nome inciso sopra”, dice.

Un’altra teoria prevede che si potesse ritenere le rune possedere speciali poteri magici o evocativi. E’ stato solo quando è diventato di maggiore uso comune che gli archeologi hanno iniziato a trovare tracce che ne documentano l’utilizzo per forme di comunicazione più comune, come lo spedire messaggi. Al momento “tutte le spiegazioni sono solo ipotesi, ma ogni nuovo ritrovamento di questo carattere rappresenta un nuovo pezzo del puzzle”.

In aggiunta al pettine il gruppo di ricercatori dell’università di Aarhus ha rinvenuto un piatto realizzato con una specie di avorio o di corno. Sopra sono incise quelle che sembrano parole composte di rune, ma gli oggetti sono troppo frammentati per stabilirlo con certezza. Secondo gli autori degli scavi, si potrebbe trattare del nome vichingo Tobi.

Il materiale e la sua lavorazione indicano che l’oggetto potrebbe essere stato parte di una bara o di una scatola usata per cerimonie. Entrambi i reperti sono stati ritrovati a Ribe, il più antico centro della Scandinavia, e pertanto il primo insediamento vichingo conosciuto.

Altri due oggetti con incisioni di rune sono stati ritrovati lo scorso anno. Uno è un semplice utensile in ferro e l’altro un cranio con l’incisione di una frase dedicata al dio vichingo Odino, ricorda Sindbæk.

Le forme degli oggetti trovati nel sito lo scorso anno coincidono con lavori in ferro scoperti in varie parti d’Europa. Secondo Sindbæk, ciò testimonia che Ribe ha giocato un ruolo centrale nell’inizio dell’epoca dei Vichinghi. Gli scavi intanto vanno avanti nell’ambito di un progetto pluriennale per approfondire la conoscenza della storia dell’antico insediamento.

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