Sfruttamento minorile per il cobalto in Congo: i colossi hi-tech che hanno migliorato la situazioni, e altri no!
Scritto da Francesca Mancuso
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Le principali società di elettronica e di veicoli elettrici non stanno ancora facendo abbastanza per fermare le violazioni dei diritti umani nelle loro catene di fornitura di cobalto. Circa due anni fa, un’indagine di Amnesty International ha rivelato che le batterie usate nei loro prodotti potrebbero essere collegate al lavoro minorile nella Repubblica Democratica del Congo.
Il nuovo rapporto dal titolo Time to Recharge ha fatto il punto su alcuni giganti del settore tra cui Apple, Samsung Electronics, Dell, Microsoft, BMW, Renault e Tesla per capire se e quanto abbiano migliorato le loro pratiche di approvvigionamento di cobalto da gennaio 2016.
È emerso che solo alcune di esse hanno fatto dei passi avanti mentre altre ancora sono rimaste indietro.
“Le nostre prime indagini hanno scoperto che il cobalto estratto da bambini e adulti in condizioni orrende sta entrando nelle catene di approvvigionamento di alcuni dei più grandi marchi del mondo. Quando ci siamo rivolti a queste aziende eravamo allarmati nello scoprire che molte non si chiedevano da dove provenisse il loro cobalto”, ha spiegato Seema Joshi, responsabile Business e diritti umani di Amnesty International.
Più della metà del cobalto del mondo, componente chiave delle batterie agli ioni di litio, proviene dalla Repubblica Democratica del Congo e il 20% è estratto a mano. Amnesty International ha documentato che bambini e adulti lo estraggono in gallerie strette create dall’uomo, rischiando la vita ma anche gravi malattie polmonari.
Amnesty ha valutato le pratiche aziendali in base a cinque criteri che riflettono gli standard internazionali sulla catena di approvvigionamento e sulla trasparenza dei rischi associati ai diritti umani. L’organizzazione ha assegnato a ciascuna società una valutazione che va da “nessuna azione”, “minima”, “moderata” o “adeguata” per ciascun criterio.
