SCOPERTA UNA TRECCIA DI PLASMA FRA I LOBI DEL CUORE DEL SOLE
È una struttura inedita, con un intenso campo magnetico orizzontale e in larga parte di polarità opposta all’ombra sulla quale s’estende, quella osservata nell’aprile 2016 in una macchia solare dalla caratteristica forma di cuore. A scoprirlo, un team dell’Università e dell’Inaf di Catania guidato da Salvo Guglielmino.
di Marco Malaspina
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Immagine ottenuta con il telescopio a barra equatoriale dell’Osservatorio astrofisico dell’Inaf di Catania il 13 aprile 2016, relativa al passaggio al meridiano della regione attiva (ingrandita nel dettaglio). Crediti: S. Guglielmino / Inaf Catania
Già la macchia aveva fatto scalpore: era a forma di cuore. Ma a renderla unica è proprio ciò che le conferiva quella forma: il lungo “baffo” di plasma – più precisamente, un flux rope, un filamento d’estensione superiore al diametro della Terra – che divideva i “lobi” del “cuore” mostra infatti caratteristiche fisiche mai osservate prima. Ad accorgersene, avvalendosi dei dati del Solar Dynamics Observatory (Sdo) della Nasa e delle immagini in H-alpha raccolte con la barra equatoriale dell’Osservatorio astrofisico dell’Inaf di Catania, un team di ricercatori formato da Salvo Guglielmino e Francesca Zuccarello dell’Università di Catania e da Paolo Romano dell’Inaf di Catania.
La macchia di cui parliamo è una grande macchia solare – 4,11 volte le dimensioni della Terra – comparsa nell’aprile 2016 all’interno della regione attiva Ar2529 (o Noaa 12529, adottando la nomenclatura della National Oceanic and Atmospheric Administration degli Stati Uniti). E le caratteristiche inedite della struttura di plasma che dà origine alla forma a cuore – confermate da osservazioni simultanee con il satellite giapponese Hinode – riguardano la polarità del campo magnetico, opposta a quella dell’ombra della macchia solare ospite, e la sua intensità, superiore a quella della penombra adiacente. I risultati dello studio sono in corso di pubblicazione su Astrophysical Journal Letters.
Guglielmino, partiamo da queste strutture che avete osservato: filamenti, ombre, penombre… cosa sono?
«Il Sole è l’unica stella (per adesso…) della quale riusciamo a osservare i dettagli della superficie. Le macchie solari, che sono la caratteristica più particolare quando si osserva il Sole (ovvero, la fotosfera del Sole), sono formate da una regione più scura detta ombra e una attorno ad essa, detta penombra. Tutt’attorno si vedono dei grani, dovuti al ribollire (ovvero, alla convezione) del plasma nelle regioni indisturbate della fotosfera. Questo fenomeno prende il nome di “granulazione del Sole quieto”. Occasionalmente, all’interno dell’ombra delle macchie appaiono una o più strutture brillanti che separano più o meno nettamente l’ombra in più regioni scure, talvolta a partire dalla zona di Sole quieto al bordo della macchia stessa».
Com’è avvenuto nel caso della macchia a forma di cuore?
«Già. A queste strutture si dà il nome di ponte di luce (light bridge). Se invece osserviamo la cromosfera solare con opportuni filtri, troviamo regioni brillanti in corrispondenza delle aree attorno alle macchie in fotosfera, con la presenza di strutture allungate, filamentari, che sembrano come corde o trecce sospese (rope). Ad esse si dà il nome di filamenti (cromosferici). Ahinoi, per la poca fantasia degli scienziati, si chiamano filamenti (fotosferici) anche le strutture a fibrilla che formano le penombre attorno alle macchie. Di solito, per evitare confusione, questi ultimi vengono detti “filamenti di penombra” (penumbral filament)».

Evoluzione della macchia solare fra l’11 e il 13 aprile 2016 (rispettivamente, colonna sx e colonna dx). Nelle righe, a partire dall’alto, il filtrogramma nel continuo della regione attiva (prima riga), le componenti del campo magnetico verticale (seconda riga) e orizzontale (terza riga) e, infine, i dopplergrammi simultanei (quarta riga) ottenuti con l’Helioseismic and Magnetic Imager a bordo del Solar Dynamics Observatory